Il Terziario Regge in Piemonte intervista a Iellamo Domenico Presidente Federterziario Piemonte

Il terziario regge il Piemonte: imprese, lavoro, sicurezza e integrazione
Intervista a Domenico Iellamo, Presidente di Federterziario Piemonte
A cura di Matteo Bars, giornalista freelance
Bars:
Presidente Iellamo, il 2025 si chiude con un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese in Piemonte, anche se molto contenuto. Qual è il contributo del terziario a questo risultato?
Iellamo:
Il contributo è stato decisivo. Il lieve saldo positivo registrato nel 2025 è dovuto in larga parte al settore terziario, che ha compensato le difficoltà strutturali di altri comparti come agricoltura, manifattura e commercio tradizionale. Senza la tenuta dei servizi e di alcune attività legate al turismo e alla persona, il bilancio complessivo sarebbe stato nuovamente negativo.
Bars:
Il terziario, però, non è un settore omogeneo. Dove si concentrano le dinamiche più positive e dove persistono le criticità?
Iellamo:
Le dinamiche più favorevoli si registrano nei servizi di mercato e nei servizi avanzati: attività professionali, consulenza, logistica, servizi digitali. Sono comparti più flessibili e capaci di adattarsi ai cambiamenti della domanda. Restano invece in difficoltà il commercio al dettaglio tradizionale e alcune attività a bassa marginalità, soprattutto nei piccoli centri urbani, dove il numero di chiusure continua a superare quello delle nuove aperture.
Bars:
Uno degli elementi che emergono con forza dai dati riguarda la crescita delle imprese straniere. Che peso hanno avuto nel terziario piemontese?
Iellamo:
Un peso ormai strutturale. Le imprese a guida straniera rappresentano una quota crescente del tessuto imprenditoriale piemontese e, nel terziario, incidono in modo particolare. In settori come commercio, ristorazione e servizi alla persona, una parte significativa delle nuove aperture è riconducibile a imprenditori stranieri. Questo contributo ha permesso di attenuare la contrazione delle imprese italiane negli stessi comparti.
Bars:
Si può quindi affermare che le imprese straniere abbiano sostenuto il saldo positivo del settore?
Iellamo:
Sì, soprattutto in termini di dinamica demografica. In molti territori, senza le aperture di imprese straniere, il saldo del terziario sarebbe stato negativo. Parliamo spesso di attività di prossimità che mantengono vivo il tessuto economico locale e rispondono a bisogni concreti delle comunità. Tuttavia, questo non deve farci dimenticare il tema della qualità e della durata delle imprese.
Bars:
A cosa si riferisce?
Iellamo:
Molte imprese, sia italiane sia straniere, nascono come ditte individuali e quindi risultano più esposte al rischio di chiusura nel medio periodo. Il problema non è solo quante imprese aprono, ma quante riescono a consolidarsi. Serve un accompagnamento maggiore: accesso al credito, formazione manageriale, politiche di rete. Senza questi strumenti, il rischio è una crescita numerica fragile.
Bars:
Quali sono, a suo avviso, le principali criticità che il terziario piemontese dovrà affrontare nei prossimi anni?
Iellamo:
I costi fissi elevati, la carenza di personale qualificato e l'incertezza normativa. Il terziario è composto in larga parte da micro e piccole imprese che soffrono molto l'aumento dei costi e la complessità burocratica. Inoltre, senza un serio investimento sulle competenze, rischiamo di rallentare proprio quei settori che oggi mostrano maggiore vitalità.
Bars:
E quali opportunità intravede?
Iellamo:
L'innovazione nei servizi e una maggiore integrazione tra imprenditoria italiana e straniera. Il terziario può diventare il principale motore di sviluppo regionale, ma solo se sostenuto da politiche che favoriscano crescita, qualità e stabilità delle imprese. Il 2025 ci dice che la direzione è quella giusta, ma il percorso è ancora lungo.
Bars:
Nel dibattito sulle imprese si parla spesso di costi e adempimenti. La sicurezza sul lavoro, però, continua a non essere percepita come un valore aggiunto dalle aziende. È davvero così?
Iellamo:
Purtroppo sì. In molte realtà la sicurezza sul lavoro viene ancora vissuta come un obbligo normativo e non come un investimento strategico. Sta a noi, anche per il ruolo che rivestiamo come associazione di rappresentanza, spiegare agli imprenditori che la sicurezza non è un costo improduttivo, ma un fattore che genera solidità e stabilità aziendale. Un'azienda sicura è un'azienda più organizzata, più affidabile e meno esposta a rischi economici, legali e reputazionali.
Bars:
Che ruolo gioca la formazione in questo percorso?
Iellamo:
La formazione è centrale. Non serve solo a rispettare la normativa o a inserire correttamente le persone nel mondo del lavoro, ma contribuisce alla tenuta della coesione sociale e ai processi di integrazione. Formare significa creare consapevolezza, responsabilità condivisa e senso di appartenenza. In un contesto come quello attuale, anche caratterizzato da una forte presenza di lavoratori e imprenditori stranieri, la formazione diventa uno strumento chiave di inclusione e stabilità sociale.
Bars:
Le imprese hanno strumenti concreti per investire su sicurezza e formazione?
Iellamo:
Assolutamente sì, e spesso non vengono utilizzati a sufficienza. Le aziende hanno a disposizione strumenti di welfare e di supporto molto importanti: gli enti bilaterali come Formasicuro e Previlavoro Italia, i fondi interprofessionali come Fondo Formazione Italia – FEMI, e misure pubbliche come il Fondo Nuove Competenze. Il nostro compito, come Federterziario, è accompagnare le imprese nell'utilizzo di questi strumenti, dimostrando che investire in sicurezza e formazione significa investire nel futuro dell'azienda e del territorio.
